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venerdì 8 aprile 2011

"Orizzonti" la mia Mostra a "Il Papela"

Giovedì 7 aprile alle ore 19.30 presso "Il Papela" in via dei Sardi, 81/83 a Roma ha avuto luogo l'inaugurazione della mia mostra personale intitolata "Orizzonti". La mostra sarà aperta tutti i giorni a partire dalle ore 19.00 fino alla sera del 14 aprile.
Chiunque non l'abbia ancora vista fa ancora in tempo :-)
Per il momento potete leggere un articolo descrittivo da me preparato in occasione di questo evento, l'articolo è attualmente distribuito presso "Il Papela" sotto forma di volantino/foglio (formato a 4). Questo strumento che vi metto a disposizione, con veri e propri indizi, potrà farvi da traccia per comprendere meglio l'intenzione tematica oltre che artistica di questa mostra che raccoglie opere dal 2002 al 2010. Può essere letto sia prima di aver visto la mostra in modo da avere già un'idea di quel che vedrete sia dopo, in tal caso si rivelerà essere un utile strumento di riflessione post mostra. La mostra è anche segnalata da Post.it

Orizzonti di Alessandro Cives


L'ora del Silenzio . Alessandro Cives - 2006 (acrilico e tempera su tela)
Fotografia di Francesco Chiarosi
 Un diario di immagini che narra le storie e le visioni ispirate da orizzonti fatti di suoni e di parole.
Gli orizzonti in cui si avventura l’ipotesi di una via Aurelia che non esiste più o forse non è mai esistita ma che ho immaginato durante le trasferte della mia attività musicale, gli orizzonti resi irraggiungibili dall’incubo di trovarsi in un labirinto la cui uscita, anche se ormai ad un passo, è nascosta dalla paura, gli orizzonti sbarrati dall’ora del silenzio che non permette più di correre a scoprire un città sconosciuta o anche dei possibili paesaggi al di là della città. Gli orizzonti pomeridiani mentre una tastiera di un computer affoga nel mare assieme al mouse, gli orizzonti infuocati durante la partenza di Enea dalla città di Troia completamente distrutta e in fiamme, gli orizzonti che, anche se non si avvertono più, non scompaiono neppure davanti alla sofferenza. Gli orizzonti di Marte con le sue piramidi, le stesse piramidi presenti sulla Terra,  gli orizzonti di Marte con il suo volto misterioso che guarda il cielo forse con lo sguardo su di noi, gli orizzonti oltre un paesaggio collinare di Gerusalemme, orizzonti però non certo misteriosi ai cinque oggetti non identificati sopra le tre crocifissioni, gli orizzonti dimenticati ma comunque presenti quando lo sguardo è rapito dall’ipotesi di un possibile cielo prima della comparsa dell’uomo, gli orizzonti dominati, conquistati, forse attesi o forse difesi da un guerriero tra passato e futuro, gli orizzonti stondati di un pianeta visto dallo spazio e messo in contatto con qualcosa di misterioso ma che riflette luce dall’universo, gli orizzonti oltre le mura di una stanza buia e confusa dove  i defunti hanno ancora sentimenti e desideri terreni, gli orizzonti di un pomeriggio infuocato romano in cui due culture diverse si incontrano e si amano, gli orizzonti astratti e serali lungo una strada e attraverso un momento della mia vita fatto di scoperte e di incertezze, gli orizzonti a cui non c’è tempo per pensare perché la catastrofe è già iniziata, gli orizzonti che dovevano ancora essere immaginati, dipinti, illustrati ma che al tempo stesso sono sempre esistiti. Quasi ovunque una presenza nel cielo o tra le nuvole dipinte sopra gli orizzonti.
Orizzonti raccoglie alcune tele e lavori su carta che vanno dal 2002 al 2010.

"Orizzonti" è presso "Il Papela" in Via dei Sardi, 81/83 Roma (San Lorenzo)
dal 7 aprile al 14 aprile dalle ore 19.00 alle 02.00.
Nei prossimmi post pubblicherò foto della mostra e di alcune opere assieme ad un piccolo contributo video.

sabato 2 aprile 2011

Prima tappa del Live Tour Rose celesti 2011 26/03/2011 Kinà Art Cafè Marino Laziale (RM)

Live Tour Rose celesti 2011 26/03/2011 Kinà Art Cafè Marino

Non suonavo durante una data ufficiale di presentazione di un mio disco da un bel pò ormai, l'ultima volta risale forse alla fine del 2008 ma quella, come ho già detto molte altre volte, è un'altra storia :-)
Questo è un Tour messo in piedi in tempo record ed il lavoro non è ancora finito, la prima tappa, quella di cui vi parlerò, l'abbiamo piazzata a Marino Laziale in provincia di Roma, io e la mia preziosa squadra siamo stati gentilmente ospitati dal Kinà Art Cafè, un bellissimo locale che è anche la sede dell'omonima associazione culturale, un'associazione che crede nell'arte e che, con estremo entusiasmo e rispetto verso tutti, si adopera nei confronti degli artisti che vogliono promuoversi, credendo in loro, incoraggiandoli e dando loro la possibilità di far conoscere il loro operato sul palco/spazio promozionale piccolo ma accogliente messo a disposzione dal locale. Io e Paolo, bassista del progetto, ci rechiamo la sera prima per un veloce sopralluogo del posto, tanto per capire di cosa avremo bisogno, accolti da Tiziana visioniamo lo spazio, la strumentazione composta da un bel mixer, aste per microfoni e cavi jack per ogni evenienza, la corrente elettrica è vicinissima e capiamo subito che non sarà difficile allestire la nostra piccola ma funzionale "macchina della musica".
Il giorno dopo, prima di ogni cosa, ha avuto luogo una veloce quanto utilissima consulenza telefonica con Libero, fonico della squadra per questo progetto musicale e, stabilito il da farsi, carichiamo durante il pomeriggio non privo di contrattempi vari, quello che ci servirà: casse per l'impianto voce, due reggi chitarra, asta microfonica, amplificatore Marshall soprannominato affettuosamente ormai da tutti noi fin dai mitici tempi dei Linea B "Il Marshalone" :-), pedaliera per gli effetti e, per finire, scatolone contenente cavi per l'audio e per l'alimentazione + qualche altro cavo messo professionalmente a disposizione da Libero. Tutto è pronto per la partenza, la destinazione non è affatto lontana, si va a Marino.
Giunti a Marino, lo staff è già in moto per allestire tutto, c'è anche Antonella che si occuperà del merchandising di questo progetto. Una volta preparato tutto, si va a cena in attesa dell'ora X, cioè quando avrà inizio il primo live ufficiale di questo Tour :-) il Live Tour Rose celesti 2011.
Alle 22.00 era già presente un pò di pubblico, va bene che si tratta della prima tappa del tour ma è anche vero che non gioco esattamente in casa, il grosso del pubblico ovviamente si trova a Roma dove peraltro, sono già in programmazione due date ed altre ancora da confermare. Inizia il concerto, Paolo ha soltanto due prove all'attivo e suona già molto bene, pubblico non numerosissimo ma neppure scarseggiante, comunque un bel numero di persone che, sedute sparse tra i tavoli del locale, partecipano calorosamente applaudendo ad ogni brano, un pubblico platealmente partecipe e interessato, buona parte già mi conosceva artisticamente molto bene tanto che, proprio per questo target specifico di pubblico, ho deciso all'ultimo di inserire un piccolo ma significativo medley per riepilogare con una rapida carrellata riassuntiva tutto il mio cammino artistco dai Linea B fino ad oggi.

Live al Kinà Art Cafè

Live al Kinà Art Cafè













La scaletta ufficiale del Live Tour Rose celesti 2011 in cui presento il mio primo lavoro solista appunto intitolato "Rose celesti" è la seguente:

Nel Caffè di Andy, Di nuovo, Vorrei, Rose celesti, Intro di Gridalo alla gente, 1977, Timidi orizzonti, Piper Club, Pitture, Gridalo alla gente, Il guardaroba di Arlette, Melody, Giardino Zen e Di qui.


Live al Kinà Art Cafè
Terminato il concerto, fatti i ringraziamenti a tutti, ho ringraziato personalmente tutti i presenti e chi ha reso possibile la serata, primo tra tutti lo Staff del Kinà Art Cafè che si è dimostrato estremamente corretto, collaborativo e professionale concedendoci anche un provvidenziale rimborso spese :-)
Smontiamo tutto, ci salutiamo e, con parte del rimborso spese, ci andiamo a mangiare i cornetti ad Arco di Travertino a Roma... il resto del compenso lo lasciamo per incrementare il nostro piccolo fondo cassa in vista di altre spese eventuali che il Tour potrebbe dover sostenere in futuro.
Prossime tappe: Roma e poi Milano.
Per conoscere meglio i dettagli riguardanti le date per ora confermate del Live Tour Rose celesti 2011 potete cliccare qui :-)

Alessandro Cives
Sito ufficiale: http://www.alessandrocives.it/
Canale ufficiale YouTube: http://www.youtube.com/user/AlessandroCives
Pagina ufficiale Facebook: http://it-it.facebook.com/pages/Alessandro-Cives/39914047125

venerdì 1 aprile 2011

Di qui, seconda parte

Di qui (A. Cives)

"Io nella vita spesso ne ho perse di occasioni

ed ho sbagliato, per questo ho dei rimorsi.
E Ho abbandonato tutto, persino i miei ricordi.
E ho cancellato anche chi mi ha ingannato".


Invece di scriverlo, il dettato della maestra io lo Disegnavo e forse è proprio per questo che non ci misi molto a diventare il ragazzino strano e problematico da affidare ad una maestra di sostegno. Con lei dovevo leggere e ripetere tutto il giorno una filastrocca illustrata in cui un semaforo parlante, nel cambiare colore, diceva ad un autobus bombato con gli occhi, il naso e la bocca sorridente di fermarsi o di andare avanti.
Creare per me era fondamentale, lo è sempre stato e, tutto quello che vedevo per strada, lo ridisegnavo sui fogli A4 che mio padre mi portava tutte le sere di ritorno dall'ufficio, disegnavo tutto, qualsiasi cosa, anche fatti visti durante la giornata e  tutti mi dicevano che un giorno avrei fatto il pittore o qualcosa del genere, la maestra iniziò anche a dirmi che in futuro, una volta diventato adulto, mi avrebbe sicuramente visto per terra in ginocchio sul marciapeide a disegnare una madonna con il bambino e la cosa mi divertiva anche.
Nella mia classe, l'ora dedicata al disegno si riduceva sempre ad una misera oretta striminzita durante tutta la settimana e messa alla fine del sabato, proprio quando tutti i bambini sono stanchi di un'intera settimana e stanno già con la testa alla domenica.
Passavano gli anni ed io volevo sempre e solo disegnare, disegnare e ancora disegnare, finalmente ero alle scuole medie e nella materia di educazione artistica andavo benissimo anche nella teoria, mi piacevano le interrogazioni in cui guardando la fotografia di un'opera famosa bisognava descriverla dalla A alla Z.
Finalmente qualcuno apprezzava la mia passione e anche il fatto che illustrassi sul quaderno tutto quello che si studiava. Imparai a schematizzare e a sintetizzare, imparai il linguaggio del fumetto ed ogni anno ricevevo complimenti e premi per il miglior disegno della scuola.
La professoressa di lettere non si stancava mai di dire ai miei genitori che avrei dovuto scegliere questa strada e che per questo, dopo le scuole medie, avrei dovuto iscrivermi al Liceo Artistico anche se però poi a casa, i miei, dai discorsi che facevano, sembravano non essere d'accordo, continuavano a pensare che avrei dovuto iscrivermi al Liceo Classico perché così aveva fatto anche mia sorella e perché lei era stata bravissima e apprezzata da tutti i professori, avrei dovuto essere come lei, non avrei dovuto farle fare brutta figura perché in quello stesso liceo era ancora così stimata e apprezzata anche a distanza di qualche anno.
"Il liceo classico" mi dicevano "apre la strada a qualsiasi cosa vorrai fare, sarai accettato in ogni ambiente lavorativo, è una scuola completa che ti preparerà per tutto", insomma, anche se io avessi voluto iscrivermi al Liceo Artistico, non avrei proprio potuto, me lo avrebbero sempre impedito.
Iniziò quindi il periodo più sofferto di tutta la mia vita, io odiavo il latino, il greco, odiavo quell'ambiente così classista e pieno di polvere e di ipocrisia ma, soprattutto, odiavo non essere chiamato "Alessandro Cives", odiavo essere da tutti introdotto con la premessa che io ero solo il fratello di quella Cives tanto brava e indimenticabile spesso suscitando in molti l'interrogativo del perché io non fossi bravo come lei e, qualsiasi cosa facessi, il commento era sempre puntuale quanto scontato: "ma tua sorella questo lo faceva bene, tua sorella era brava... non come te!" Ogni volta era un confronto e, le stesse valutazioni sul registro dei professori, ne erano sempre condizionate: essere semplicemente da 6 era inaccettabile, ero il fratello di quella brava e quindi il mio 6 diventava un 5 o un 4 perché evidentemente non mi ero impegnato. Risucchiato da queste insopportabili dinamiche, fui subito bocciato al primo anno. Ero così intrappolato ormai in questa assurda guerra tra quello che semplicemente ero e quello che "semplicemente" volevano che fossi, che mi ero dimenticato di tutto, della matita, dell'album da disegno, dei colori, della fantasia. Avevo annullato la mia personalità, il mio interesse per tutto ciò che era creativo, ormai in quelle rare volte di libertà mentale in cui ritrovavo la voglia di disegnare, tutto mi veniva male, avevo perso la mano che avevo nell'infanzia, ero diventato banale e quando questo avveniva, mi sentivo dire che non c'era nulla di strano perché non ero così bravo come credevo di essere e prima o poi avrei scoperto quanto fosse stupido e inconcludente il mio sogno, insomma, dovevo addirittura sentirmi fortunato di quello che stavo diventando.
La mia vita ormai procedeva con questa convinzione, tra pomeriggi di studio e sofferenza in cui venivo spesso mortificato dalla mia famiglia per i miei voti a scuola, tra le domeniche allo stadio a seguire la Roma, i pomeriggi al Piper con i miei amici e, di tanto in tanto, qualche serata in pizzeria.
Quando tutto sembrava ormai soffocato, ecco esplodere in me la stanchezza ed il rifiuto di tutto questo mondo che non mi ero scelto da solo, erano i giorni delle fughe, delle lunghe diserzioni da quelle quattro mura di colore blu fangoso non tanto per via del colore originario della vernice quanto per la sporcizia depositata dal tempo.
Ritrovai il disegno, la voce alta e decisa ogni qual volta qualcuno volesse ostacolarmi e, inoltre, scoprii che tutto quel dolore, potevo raccontarlo e denunciarlo con le parole, con qualcosa che per me allora era semplice poesia.


Cometa


Culmine d'arcobaleno
spada senza rumore,
sono solo un disertore,
tu invece una collana che
per le grida del vento nella notte va,
passa inosservata,
hai il profumo dei giorni
e la forma di una vita,
Arrivi come una sventura
per tutti i popoli dell'alba,
Dove sei adesso gabbiano sporcato
dai miei occhi che non sanno ascoltare?
Ricordo che te ne volavi libero
ed eri contento così.

Rispolverai una vecchia chitarra classica che, indovinate un pò, era già stata di mia sorella... ma ormai non ci facevo più caso e, in uno dei tanti pomeriggi trascorsi con i miei amici a fare su e giù per Via del Corso, decisi finalmente di entrare in un negozio Ricordi che allora si trovava a Piazza Venezia: Fu proprio allora che comprai un piccolo libricino con gli accordi per chitarra e vari brani da strimpellare per fare esercizio.
La sera, tornato a casa, tentai goffamente degi accordi del famosissimo giro di Do azzardando una sofferente e traballante "Sapore di sale" e "Il cielo in una stanza" :-) ma le suonavo proprio male :-)
Però mi sentivo soddisfatto peché avevo aperto alla mia vita un nuovo mondo: quando impari a suonare uno strumento... cambia anche la vita, cambia il cuore, cambiano i colori, i profumi, la voglia di tutto, ti senti di saper fare una cosa che non ti porterà mai ad un vicolo cieco, sentivo che il passo non era breve ma neppure lungo, sentivo che potevo creare qualcosa, comunicare, essere un nuovo Alessandro, un ragazzo che suonava degli accordi con la chitarra, un ragazzo che poteva anche scrivere una canzone ed in pochi mesi questo si realizzò davvero. 
Strimpellavo la chitarra finché un giorno, quasi per gioco, successe che mi  ritrovai assieme ad altri amici a stimpellare le canzoni dei Queen, dei Beatles, degli Oasis e dei Nomadi: due chitarre, un pianoforte e tanta voce entusiasta.
Suonavamo il sabato pomeriggio e sembrava idubbiamente un'attività molto più interessante del pomeriggio trascorso in centro o al Piper Club, infondo non avevamo neppure uno straccio di ragazza e quindi non rischiavamo di trascurare nessuno ;-).
Suonando, suonando e risuonando, ecco inevitabili le prime paroline in inglese scritte su un foglio con gli accordi inventati da noi, insomma, i ragazzini che si sentono d'un tratto le nuove rockstar, eravamo l'embrione di una band! una band che aveva tante idee immature e pochissima bravura.
Sulle orme dei miei nuovi miti, sulle orme di John Lennon, dei Beatles, degli Oasis... scrivevo tanti testi in inglese che, a rileggerli oggi ,divento rosso dall'imbarazzo, insomma, vero e proprio materiale da ricatto :-) in compenso me la cavavo bene con la poesia in italiano, infondo quale adolescente non ci è passato? ed io qualche anno dopo avrei anche vinto un premio per la miglior poesia dell'Istituto.
Le diserzioni mattutine dal liceo continuavano sempre più frequenti, mi sedevo assieme al bassista che, a sua volta, disertava l'università e, sui gradini di una chiesa, leggevamo la biografia di John Lennon scrivendo sul quaderno degli appunti gli accordi e le parole delle nostre prime composizioni beat e rock. Notti in giro a piedi, senza auto, parlando di quello che doveva essere il futuro, di quello che ci aspettavamo, freddo e nebbia per le strade di Roma, uno stupido e goffo tentativo di emulare i nostri miti con Coca Cola e Aspirina, anzi.. ah ah ah ah ah... VivinC .. che idioti!
Ma al tempo stesso, in una sala prova della nostra zona, stavamo facendo nascere I Line B.... assieme alla mia ennesima bocciatura a scuola :-)
Tra prove, sbagli e inevitabili litigi fanciulleschi seguiti da successivi riappacificamenti, cambiavano spesso anche le formazioni fino ad arrivare a quella che avrebbe calcato un palco per la prima volta, precisamente il palco dell'Akab, un locale sotto il Monte dei Cocci durante un concerto liceale di fine anno dell'Istituto d'Arte frequentato dal nostro batterista, eravamo in competizione con la famosa Italia - Francia del mondiale del 1998 in cui, il rigore sbagliato da Di Biagio, avrebbe inesorabilmente segnato la fine del cammino mondiale azzurro. Ovviamente, come al solito, molte persone preferirono la partita. Noi comunque eravamo lì sul palco con i nostri otto brani inediti in inglese e una cover del Led Zeppelin, noi con due chitarre, un basso e una batteria! Fighissimo!!! e dell'Italia fuori dal mondiale.. chi se ne fregava!?!
Quella band cambiò persone, nome e lingua, si chiamò Rm Fuel, i testi erano ancora in inglese ma poi, con il nuovo millennio, ecco finalmente la mia Band, la mia ragione di vita, i miei Timidi orizzonti, ecco che nascevano I Linea B e questa volta le canzoni erano tutte in italiano!
Nacque la consapevolezza che la nostra lingua era bellissima, la pronunciavamo molto meglio dell'inglese e poi.. cavolo!... siamo o no Italiani? :-)
I Linea B hanno suonato assieme per 10 anni, una Band con la B maiuscola, una Band di canzoni nuove! una Band geniale, unica, una Band che non potrò mai dimenticare, una Band che ha visto tutto e che ha trascorso ogni tipo di momento, dal più difficile al più esaltante, una Band e un disco meraviglioso intitolato "Timidi orizzonti"... ma, qualsiasi parola, non è abbastanza, sembra scontato dirlo ma è così. Purtroppo oggi tutto questo non c'è più ma la storia è lunga da raccontare e tornerò a parlarne raccontando tutto quello che c'è da dire e da ricordare fino a quell'ultimo giorno, il più lungo, il più anonimo, il più triste, quel giorno in cui finì tutto davanti ad uno sguardo spento e decadente. Dopo quel giorno ho cancellato anche chi mi ha ingannato.